Italia, Roma – Centro antiviolenza donne

Le donne che subiscono maltrattamenti in famiglia sono vittime di violenze psicologiche, fisiche, sessuali continuative e sistematiche. Il teatro di tale violenza è la convivenza con il proprio marito, compagno parente, l’autore di questo reato è infatti sempre un uomo che ha con la donna uno stretto rapporto di parentela. Le statistiche raccontano che la probabilità per una donna di essere aggredita dal proprio partner è 70 volte superiore rispetto al rischio di essere vittima di aggressione da parte di un estraneo. La violenza perciò è maggiormente presente all’interno delle mura domestiche che per strada. Dal rapporto ISTAT del 2006, su un campione di donne di età compresa tra i 16 e i 70 anni,risulta che solo nel 24,8%dei casi l’aggressione è opera di uno sconosciuto. I dati affermano che nella fascia di età compresa tra i 16 -50 anni,le donne muoiono più per violenza che per malattia o incidenti stradali;e ancora,ogni giorno 7 donne subiscono violenza e 1 omicidio su 4 avviene in casa. Circa il 39% delle donne(6.092.000)hanno subito violenza psicologica dal partner. È di tutta evidenza che le violenze fisiche e psicologiche subite dalle donne, hanno tuttora nella nostra società un ampio margine di tolleranza culturale, supportata dai media e dall’abitudine che spinge a considerare la gelosia,o l’aggressività maschile, un’espressione dell’amore. I media ad esempio trovano naturale definire il troppo amore o la gelosia quali cause dell’omicidio di una donna da parte del proprio partner: ”uccisa per amore, lui la uccide accecato dalla gelosia…” Inoltre la violenza domestica attraversa trasversalmente l’intera società: non è riconducibile a particolari ambiti sociali, economici o culturali, razziali o religiosi. Il fenomeno in effetti risponde esclusivamente ad un’antica e primitiva necessità di esercitare potere e controllo sulle donne, sul loro corpo e sulla loro mente. L’episodio violento non è quasi mai leggibile come un atto irrazionale, ma invece esso è quasi sempre un atto premeditato. La violenza domestica può insorgere in qualsiasi momento della relazione:a volte un rapporto inizia con questo presupposto,altre invece insorge con la nascita del primo figlio, dal quale spesso gli uomini si sentono scalzati; altre volte invece subentra dopo anni ed anni di matrimonio o convivenza. Anche la frequenza e la gravità degli episodi non si manifestano secondo un ordine costante. Esiste però una dinamica comune o accomunabile che vede l’uomo, desideroso di esercitare un controllo sempre crescente sulla propria partner e a volte anche sui figli, creare una tensione costante, un clima teso di paura, per mezzo di minacce, divieti, colpevolizzazione e denigrazione della donna, che la spinge all’isolamento dagli amici e dalla propria famiglia di origine. Così usualmente le donne, sempre più spaventate e sole, cercano di adeguarsi alle regole imposte; tentano di tenere unito il nucleo per mezzo di rinunce, sacrifici, silenzi, ricorrono alla minimizzazione delle violenze subite, nella speranza di ricomporre il rapporto al quale difficilmente si sottraggono o sottraggono i propri figli, continuando a subire spesso per anni o per tutta la vita, violenze sempre più frequenti e dolorose. La vergogna e la paura di non farcela senza un uomo accanto,le tiene lì, incapaci di reagire alla ferocia cieca, è così che tante donne continuano a morire ogni giorno, senza che le proprie madri, amiche sorelle o vicine di casa,nemmeno sospettino l’inferno nel quali sono costrette a vivere. Ma non è sempre così, fortunatamente. A un certo punto qualcuna di loro decide che la misura è colma, che ora basta,c he se non per se stesse almeno per i propri figli è giusto e necessario fuggire via. A questo scopo sono stati fondati i centri antiviolenza all’interno dei quali le donne e i propri figli trovano in primo luogo rifugio ed accoglienza. Nei centri antiviolenza però,lo scopo principale è prendersi cura delle donne sfinite e demotivate che vi arrivano. All’interno di questi luoghi protetti le donne svolgono un percorso di riappropriazione di se stesse, imparano a rimettere assieme le proprie vite, a volersi bene, a percepirsi come persone con diritti e dignità, imparano a fare un progetto di vita. Nel 2006 i centri di accoglienza Differenza Donna voluti dalla Cisl, hanno offerto accoglienza e sostegno a 1500 donne di cui il 68% italiane ed il 32% straniere di varie nazionalità. I centri offrono alle donne ascolto, sostegno,ideazione di un progetto, assistenza legale. Nei centri lavorano operatrici, donne che aiutano altre donne a divenire consapevoli e sicure di se, che le accompagnano a ricostruire il proprio vissuto per riuscire finalmente a rielaborare l’idea di relazione con gli altri e con il maschile. I centri antiviolenza sono luoghi di rinascita, dove per mezzo del confronto e dell’incontro con le storie e le vite e delle altre donne ,tutte assieme si trova la forza per incamminarsi da sole o con i proprie figli, su una nuova strada più consapevole, autonoma e piena. Centri antiviolenza in Italia

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